Oggi vogliamo condividere con voi un video che tocca un nervo scoperto della nostra terra, ma che è fondamentale guardare per capire dove viviamo. A guidarci in questo viaggio è Andrea Carnì, un ricercatore che ha deciso di dedicare la sua carriera a “raddrizzare le cose storte”.

Andrea non è il classico professore chiuso in biblioteca. Insegna all’Università degli Studi di Milano e ha passato anni a scavare tra le carte dei tribunali e degli archivi storici per ricostruire i traffici di rifiuti tossici che, tra gli anni ’80 e ’90, partivano dall’Italia verso mezzo mondo. Per questo suo lavoro ha ricevuto il premio “Ambiente e Legalità” nel 2025 e, proprio di recente, è arrivato fino al Parlamento Europeo per spiegare che il mistero delle navi affondate non è un problema solo calabrese, ma una ferita aperta in tutto il Mediterraneo.

Il cuore del mistero: Natale De Grazia Al centro di tutto c’è la figura del Capitano Natale De Grazia. Natale era un uomo di mare che nel 1995 stava per scoprire la verità sulle cosiddette “navi a perdere”: imbarcazioni cariche di scorie pericolose affondate apposta nei nostri mari. La sua morte, avvenuta in circostanze mai del tutto chiarite mentre si recava a La Spezia per un’indagine importante, ha segnato un punto di arresto doloroso per la ricerca della verità.

Le navi a perdere e la forza di chi non si arrende Chi vive dalle nostre parti ricorda bene la nave Rosso (nota come Jolly Rosso) che si spiaggiò sulla costa di Amantea nel dicembre del 1990. È proprio in quel clima di dubbi e paure che è nato il Comitato Civico Natale De Grazia di Amantea. Questo gruppo di cittadini è l’esempio vivente di come la memoria non sia solo un esercizio del passato, ma una forma di resistenza.

Ma se oggi questa storia è tornata d’attualità, lo dobbiamo soprattutto a Legambiente, che da trent’anni è il vero motore di questa battaglia. L’associazione non ha mai smesso di fare pressione, chiedendo verità e giustizia a livello nazionale e locale. Ed è proprio grazie a questa spinta costante, unita al fondamentale lavoro di ricerca e ai documenti portati alla luce dal Prof. Andrea Carnì, che la Commissione parlamentare d’inchiesta ha finalmente deciso di riaprire il dossier sulle “navi dei veleni” e sulla morte del Capitano De Grazia. Senza lo studio rigoroso di Andrea e la tenacia di Legambiente, probabilmente il silenzio sarebbe calato per sempre su questa vicenda.

Cosa possiamo fare noi? Nel video, Andrea Carnì lancia un messaggio molto chiaro: non dobbiamo far sparire questa storia. Spesso pensiamo che certi temi siano “troppo grandi” per noi, ma la verità è che il locale e l’internazionale vanno a braccetto.

Cosa possono fare le comunità locali?

  • Informarsi e parlarne: la conoscenza è la prima difesa. Dobbiamo chiederci cosa c’è nei nostri fondali, nel mare dove facciamo il bagno e da dove arriva il pesce che mangiamo.
  • Fare rete: organizzare e partecipare a momenti di confronto. Quando la gente partecipa, la politica è costretta ad ascoltare.
  • Mantenere viva l’attenzione: le inchieste rischiano di essere chiuse se cala il silenzio. Raccontare queste storie ai più giovani serve a far sì che nessuno possa più dire “non sapevo”.

Vi invitiamo a guardare questo video con attenzione.

Andrea Carnì è assegnista di ricerca e professore a contratto presso l’Università degli Studi di Milano. Le sue ricerche si concentrano sullo studio delle mafie, delle infiltrazioni nell’economia legale e dei traffici internazionali di rifiuti, ambiti sui quali ha pubblicato numerosi articoli scientifici e diverse monografie. Tra queste si segnala il recente Mafia ed economia, scritto insieme a Nando dalla Chiesa. Nel 2022 ha ricevuto il premio “Saperi per la legalità: Giovanni Falcone” per la sua tesi di dottorato. Nell’agosto 2025 il suo impegno sul tema delle “navi a perdere” è stato ulteriormente riconosciuto con il Premio Nazionale “Ambiente e Legalità”, conferito da Legambiente e Libera. Le sue attività di ricerca hanno portato alla stesura di diverse monografie divulgative e alla realizzazione di un reading concert, insieme al cantautore Fabio Macagnino, dal titolo “Non sopporto le cose storte” che racconta la storia delle indagini sulle “navi a perdere”.

Per approfondire: