Qualche tempo fa abbiamo avuto il piacere di incontrare a Roma il professor Carci, un docente che ha dedicato gran parte della sua carriera all’urbanistica (insegnando all’Unical e poi a Roma) e che ha coordinato un lavoro fondamentale per la nostra zona: il Piano Strutturale Associato (PSA).
Abbiamo deciso di unire le sue riflessioni in un unico video, che trovate qui sotto, perché il professore non parla solo di mappe e regole, ma di quella che lui stesso definisce una “bellissima avventura” vissuta tra la costa e le colline calabresi.
L’idea: smettere di pensare a “pezzetti”
Il punto di partenza del suo racconto è molto semplice: spesso i comuni tendono a guardare solo al proprio “giardino”. Il compito del PSA, invece, è stato quello di provare a far dialogare sei comuni diversi — alcuni sul mare, altri in montagna o a mezza costa — come se fossero una realtà unica.
Il professor Carci ci ha spiegato che la vera sfida è stata proprio questa: fare in modo che le strade, i servizi e le bellezze naturali non servissero solo a un singolo paese, ma fossero a disposizione di tutti. Immaginate un “mega comune” dove i tesori archeologici, come l’Antica Temesa, o i castelli, come quello di Aiello Calabro, quelli di Cleto o quello di Amantea, diventano un bene comune da valorizzare insieme per un turismo che non si fermi solo alle spiagge, ma entri nel cuore del territorio.
Le difficoltà e il “dietro le quinte”
Non è stato tutto facile. Il professore ci ha raccontato con molta onestà i “sassolini nelle scarpe” che si è dovuto togliere. Mettere d’accordo sei amministrazioni diverse, con i loro tempi e le scadenze elettorali, è stata un’impresa quasi impossibile: pensate che sono riusciti a far approvare il piano da tutti i consigli comunali in soli tre mesi, un vero record!
Un ricordo particolarmente bello che emerge dall’intervista è quello del rapporto con i responsabili degli uffici tecnici comunali. Nonostante le differenze politiche, si è creato un gruppo di lavoro affiatato che conosceva ogni centimetro di quella terra e che ha lavorato sodo per proteggere le scelte già fatte dai singoli comuni, cercando però di dare loro un respiro più grande.
Uno sguardo al futuro
Ma oggi, a distanza di anni, quel piano funziona ancora? Il professor Carci è convinto di sì, ma avverte: l’urbanistica è solo uno strumento. Un piano non crea sviluppo dal nulla, ma serve a “organizzarlo” e a fare in modo che la crescita non sia disordinata.
Il messaggio che ci lascia è un invito alla collaborazione: il territorio non deve tornare a dividersi in piccoli “pezzi di terra” isolati, ma deve continuare a coordinarsi. La vera scommessa per i prossimi vent’anni non è solo scritta nelle carte del piano, ma sta nella voglia delle comunità e delle amministrazioni di camminare insieme.
Vi invitiamo a guardare il video per ascoltare dalla voce del professore la passione e l’impegno che sono serviti per immaginare la bellezza del nostro territorio di domani.
Vogliamo ringraziare di cuore l’Università Guglielmo Marconi di Roma per la splendida accoglienza e per averci aperto le porte dei suoi spazi. È anche grazie alla loro disponibilità se abbiamo potuto realizzare questo incontro e condividere con voi queste preziose riflessioni.
Buona visione!
