Di Sabina Licursi – Università della Calabria

Chi vive nelle aree interne sperimenta molte difficoltà. A mancare sono più di frequente i servizi essenziali e il lavoro. I giovani scelgono spesso di partire verso centri di maggiori dimensioni, attratti dalle possibilità che la vita della grande città offre per lo svago e il divertimento, oltre che per il raggiungimento dell’indipendenza economica. Tuttavia, qualcuno rimane, altri tornano o arrivano. Giovani cittadini che vengono comunemente descritti come insoddisfatti, e sulla cui esistenza pesa l’isolamento e lo spopolamento dei luoghi in cui vivono.

Come stanno davvero le cose? Cosa emerge se si osserva la realtà dal loro punto di vista?

Negli ultimi anni sono stati prodotti diversi studi sulle aree interne italiane, incoraggiati anche dall’adozione di una politica pubblica – la Strategia Nazionale per le Aree Interne – e da alcuni progetti di action-research che hanno favorito una nuova narrazione d’insieme dei territori e delle condizioni di vita dei residenti. Ne è derivata una più diffusa consapevolezza che, per un verso, la condizione di marginalità dei luoghi non è un destino ma l’esito di scelte (o non-scelte) politiche, e che, per altro verso, ci sono risorse anche nei piccoli e piccolissimi paesi che compongono le aree interne italiane. Per accorgersene, però, occorre invertire lo sguardo e adottare approcci attenti ai luoghi e alle persone (De Rossi, 2018; Cersosimo, Donzelli, 2020).

In continuità con questo filone di ricerche, è stato condotto uno studio nelle aree interne calabresi da cui emergono indicazioni anche per conoscere meglio i giovani che vi risiedono [1]. Utilizzando le interviste rivolte a poco meno di 600 residenti 18-39enni è stato possibile indagare le condizioni di vita, l’orientamento a restare o partire, l’attaccamento ai luoghi e alle comunità di origine, il coinvolgimento nella vita pubblica dei giovani, anche con l’obiettivo di comprendere come le caratteristiche dei territori dell’interno impattino sulla loro progettualità e sulle culture materiali e simboliche. Una trattazione più estesa è apparsa sul numero 2/2023 di Welfare & Ergonomia, Giovani oltre gli stereotipi.

I risultati che qui sembra utile richiamare evidenziano che la maggioranza dei giovani intervistati è interessata a rimanere a vivere nei comuni di origine. Si tratta di un risultato già registrato in altre ricerche (Membretti et al., 2023) che capovolge il senso comune. Testimonia di giovani che si dicono interessati a rimanere nonostante la consapevolezza di vivere in territori marginalizzati, peraltro dentro i confini di una regione che è già nel suo complesso estremo dell’Italia. La Calabria è, infatti, in coda alle classifiche europee per dotazione di capitale pubblico e degli indicatori economici e sociali, ed è estremo nella rappresentazione che se ne ha fuori e dentro i suoi confini (Cersosimo, Licursi, 2023). Eppure, la ricerca delinea il ​​profilo dei giovani cittadini interessati e disponibili a rimanere nei centri interni calabresi. Ad incoraggiare questa posizione è la valutazione positiva del patrimonio storico, dell’habitat naturale, dei ritmi meno frenetici di quelli delle grandi città, del calore delle relazioni. Nei tratti delle culture locali i giovani si identificano. Sono consapevoli, inoltre, del valore del loro territorio come risorsa per l’economia e potenziale leva di sviluppo locale. Ritengono che la tutela e la salvaguardia – della cultura locale, dell’ambiente, di chi vive in difficoltà – siano motivi di impegno collettivo. Sono non pochi coloro che partecipano alle attività di gruppi e associazioni, soprattutto in ambito artistico-culturale, dove il richiamo più forte è alle identità locali e alla riscoperta e valorizzazione delle tradizioni, e in ambito umanitario o sociale, finalizzato alla solidarietà e alla cura di persone e gruppi vulnerabili. Sono sensibili alle tematiche ambientali. Infine, la ricerca rivela un legame positivo tra il desiderio di restare e la partecipazione alla vita pubblica: più la presenza dei giovani è motivata, più sono attivi. Sentirsi parte della comunità li incoraggia a prendervi parte e, finché restano, i giovani partecipano.

Allo stesso tempo, l’incertezza sul futuro, determinata soprattutto dalla debolezza dei diritti di cittadinanza e delle opportunità di vita e lavoro indipendenti, pone i giovani sempre di fronte al bivio restare o partire. La loro preferenza e progettualità a restare è sempre minacciata da elementi di contesto che non possono tenere sotto controllo.  Per questa ragione, quanto l’attaccamento ai luoghi e alle tradizioni locali, l’adesione a valori e stili di vita sostenibili e il desiderio di restare riusciranno a trattenere i giovani nelle aree interne dipenderà anche dalla capacità delle politiche di colmare il divario civile e promuovere condizioni che consentano alle nuove generazioni di esprimere la propria voce e di svolgere un ruolo attivo nello sviluppo della propria comunità.

Riferimenti bibliografici

Cersosimo D., Donzelli C., a cura di (2020), Manifesto per riabitare l’Italia, Roma: Donzelli.

Cersosimo D., Licursi S., a cura di (2023), Lento pede. Vivere nell’Italia estrema, Roma: Donzelli.

De Rossi A. a cura di (2018) Riabitare l’Italia. Le aree interne tra abbandoni e riconquiste, Roma: Donzelli.

Membretti A., Leone S., Lucatelli S., Storti D., Urso G., a cura di (2023), Voglia di restare, Roma: Donzelli.

[1] La ricerca più ampia a cui si fa riferimento ha interessato i comuni delle quattro aree interne pilota calabresi della Strategia Nazionale delle Aree Interne, 63 in tutto. Realizzando diverse azioni di ricerca, sono state indagate, per un verso, le dinamiche socio-demografiche degli ultimi venti anni, lo stato dei servizi essenziali nel campo dalla sanità, dell’istruzione e della mobilità, e, per altro verso, la vita quotidiana dei residenti. Attraverso interviste a esponenti locali con ruoli di responsabilità politica o dirigenziale (sindaci, segretari comunali, dirigenti scolastici, medici di medicina generale) e a mille residenti (572 giovani e 428 genitori con figli minorenni), la ricerca ha inteso esplorare la vita quotidiana e le valutazioni sul futuro atteso dei residenti. Una estesa lettura delle evidenze raccolte è contenuta in Cersosimo, Licursi (2023).