Per attivare il cambiamento bisogna ascoltare i giovani, promuovere una cultura del rispetto, della consapevolezza e della prevenzione contro ogni forma di violenza. È stato ripetuto più volte durante la lezione aperta organizzata dall’ Istituto Toniolo, mercoledì 4 marzo, in occasione dell’uscita del Quaderno n. 12 del Rapporto Giovani, dal titolo “In nome di Giulia. Il coraggio di cambiare della Generazione Z” (e-book gratuito, ed. Vita e Pensiero), della professoressa Cristina Pasqualini. Una ricerca che ha dato la parola ai giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni, quelli della Generazione Zeta. Cattolica news
Siamo la generazione cresciuta con uno smartphone in mano, i social media come agorà e TikTok come specchio della società. Eppure, proprio noi — la Generazione Z — stiamo dimostrando qualcosa di straordinario: il coraggio di mettere in discussione un sistema che abbiamo ereditato, ma che non vogliamo riprodurre. Un sistema che ha un nome preciso: patriarcato.
La ricerca dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, condotta tra il 2024 e il 2025 su 2.001 giovani italiani tra i 18 e i 34 anni, lo conferma con dati concreti. I giovani non sono indifferenti. Sanno riconoscere la violenza. Vogliono cambiare le cose. Ma il cambiamento vero richiede più di una consapevolezza: richiede azione, strutture e — soprattutto — educazione.
Una generazione che riconosce il problema
La maggior parte dei giovani intervistati riconosce che il patriarcato esiste ancora, anche se in forme più sottili rispetto al passato. Non si manifesta più solo nei ruoli rigidi di nonna e nonno. Si nasconde nel linguaggio, nelle aspettative, nei meme condivisi online, nelle canzoni che ascoltiamo.
| Indicatore | Dato |
|---|---|
| Giovani che ritengono il patriarcato ancora ingiusto | 67,1% |
| Giovani convinti che l’educazione possa sconfiggerlo | 74,1% |
| Giovani che credono in una rivoluzione culturale lenta ma reale | Maggioranza |
| Maschi 14-19 anni che considerano accettabile controllare la partner | 43% |
| Italiani che approvano il controllo del cellulare del/della partner | 10,2% |
I numeri raccontano una storia complessa. Da un lato, una generazione più consapevole e critica rispetto alle precedenti. Dall’altro, resistenze culturali che persistono — anche tra i giovani stessi.
Giulia Cecchettin: uno spartiacque collettivo
L’11 novembre 2023, Giulia Cecchettin — 22 anni, a pochi passi dalla laurea — è stata uccisa dal suo ex. La sua storia ha attraversato ogni schermo, ogni chat, ogni tavolo di famiglia. Non è stata solo una notizia: è diventata un simbolo.
La ricerca lo conferma.
| Reazione al caso Giulia Cecchettin | Dato |
|---|---|
| Giovani che hanno seguito approfonditamente il caso | 45,9% |
| Coinvolgimento tra le ragazze | 55,3% |
| Emozione prevalente: disgusto | 70,6% |
| Emozione prevalente: tristezza | 69,1% |
| Emozione prevalente: rabbia | 64,6% |
| Chi ne ha parlato con amici | 67,1% |
| Chi ne ha parlato con i genitori | 57,2% |
Quella rabbia non è rimasta muta. La famiglia di Giulia ha fondato la Fondazione Giulia Cecchettin, impegnata nella prevenzione e nell’educazione alla parità di genere. Un atto che molti giovani hanno riconosciuto come esempio di responsabilità collettiva: non il pianto rassegnato, ma la scelta attiva di fare qualcosa.
Eppure, molti temono che l’attenzione mediatica sia destinata a spegnersi. Che le statistiche sui femminicidi non siano migliorate. Che il caso abbia aumentato la paura tra le donne, ma abbia avuto poco impatto sugli uomini. Questo scetticismo non è cinismo: è lucidità. E la lucidità è il primo passo verso il cambiamento reale.
La violenza ha molti volti
Uno degli errori più comuni è pensare alla violenza solo in termini fisici. La ricerca dell’Istituto Toniolo sgombra il campo da questa illusione.
| Forma di violenza percepita come più diffusa | Dato |
|---|---|
| Violenza psicologica | 54,6% |
| Violenza fisica | 48,1% |
| Stalking | 46,8% |
| Giovani che pensano la violenza sia aumentata negli ultimi anni | 62,4% |
| Ragazze che condividono questa percezione | 73,4% |
La violenza si annida nelle relazioni di coppia, nelle chat, nei deepfake, nel revenge porn. Si nasconde nel controllo ossessivo del cellulare, nelle accuse continue, nella gelosia presentata come amore. E si diffonde online con una velocità devastante.
Dal 2019, la diffusione non consensuale di immagini intime è reato in Italia. Nel 2025, un gruppo su Facebook con oltre 30.000 iscritti condivideva ancora immagini private di donne senza consenso, prima di essere chiuso. La legge esiste. La cultura, però, cambia più lentamente.
Stereotipi: ancora presenti, anche a scuola e al lavoro
La parità di genere non è solo una questione di violenza. È anche una questione di opportunità, di ruoli, di aspettative.
| Stereotipo | Dato |
|---|---|
| Giovani che credono le ragazze siano meno portate per le facoltà scientifiche | 63,5% |
| Giovani d’accordo che ogni persona è libera di studiare ciò che preferisce | 70,3% |
| Chi pensa che l’uomo debba prendere le decisioni più importanti in famiglia | 66,4% |
| Donne che ritengono di non essere libere di realizzarsi come preferiscono | 41,9% |
| Donne italiane che hanno subito almeno un episodio di violenza economica | 49% |
| Donne separate o divorziate vittime di violenza economica | 67% |
Questi numeri ci dicono che la consapevolezza c’è, ma non basta. Credere nella libertà individuale non elimina automaticamente i pregiudizi che operano a livello sistemico. Serve qualcosa di più strutturale.
Il ruolo dell’intelligenza artificiale: alleata o specchio dei pregiudizi?
Uno degli aspetti più originali della ricerca riguarda il ruolo dell’intelligenza artificiale nella riproduzione — o nel contrasto — degli stereotipi di genere. Quando si chiede a ChatGPT se uomini e donne siano uguali, la risposta afferma la parità di valore e dignità. Ma quando la domanda diventa più sfumata, l’IA tende a evocare “medie statistiche” che rischiano di rafforzare proprio quegli stereotipi che vorremmo smantellare.
L’IA impara da ciò che trova online. E ciò che trova online riflette la cultura dominante — patriarcato incluso. Questo non significa che l’IA sia inutile per la parità di genere. Significa che dobbiamo usarla con spirito critico, consapevoli dei suoi limiti. Progetti come AfroféminasGPT, in Spagna, tentano di costruire sistemi di intelligenza artificiale privi di bias culturali e politici: un esperimento che merita attenzione e ispirazione.
Gli uomini nel cambiamento: responsabili, non spettatori
Un punto cruciale della ricerca riguarda il ruolo maschile. Il cambiamento non può essere delegato solo alle donne. Eppure, i dati mostrano un divario significativo tra come i ragazzi si percepiscono e come le ragazze li vedono.
| Percezione della mascolinità | Dato |
|---|---|
| Giovani che ritengono gli atteggiamenti maschili influenzati da fattori culturali, non biologici | 61% |
| Gap tra autovalutazione dei ragazzi e percezione delle ragazze su empatia e cura | ~40-50% |
| Ragazzi che considerano il congedo di paternità fondamentale | 42% |
Movimenti come Maschile Plurale, Mica Macho e Il Cerchio degli Uomini stanno provando a colmare questo divario. Sono spazi di autocoscienza maschile: luoghi dove gli uomini possono decostruire i modelli con cui sono cresciuti e costruirne di nuovi, basati su cura, empatia e rispetto. Non è debolezza. È coraggio.
Prevenzione: educare prima che sia troppo tardi
Cosa serve davvero per cambiare le cose? La ricerca è chiara.
| Strumento di prevenzione considerato più efficace | Dato |
|---|---|
| Crescere in famiglie che insegnano il rispetto per le donne | 69,2% |
| Esperienze sportive e di aggregazione | 2° posto |
| Progetti scolastici di educazione all’affettività | 3° posto |
| Giovani che reputano insufficiente il Codice Rosso da solo | Maggioranza |
La legge arriva spesso troppo tardi. Serve un’educazione che cominci prima — in famiglia, a scuola, nello sport, nei luoghi di aggregazione. Un’educazione che insegni a riconoscere la violenza nelle sue forme più sottili, a costruire relazioni sane, a chiedere aiuto senza vergogna.
Il cambiamento è già in corso: dobbiamo alimentarlo
Non è vero che la Generazione Z è passiva o disinteressata. È vero il contrario. Ma la consapevolezza, da sola, non basta. Serve tradurla in azione quotidiana: parlare quando si assiste a un comportamento sbagliato, supportare chi è in difficoltà, pretendere dalle istituzioni politiche locali e nazionali investimenti reali nell’educazione affettiva e sentimentale.
Il patriarcato non finirà con una legge o con una campagna social. Finirà quando ogni giovane — ragazza o ragazzo, a prescindere da dove vive o da chi è — avrà gli strumenti per riconoscerlo, rifiutarlo e costruire qualcosa di diverso.
La Generazione Z ha il coraggio di cambiare. Ora è il momento di darle gli strumenti per farlo davvero.
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