Arianna De Bartolo e Fatima Azabi – Animatrici del laboratorio in collaborazione con l’Unical –
Il paradigma concettuale di partenza del nostro lavoro è quello dell’ecologia integrale: un approccio olistico promosso nell’enciclica Laudato sì. Questo permette di leggere la crisi ambientale come strettamente connessa a quella sociale. Tutto è connesso, tutto è in relazione, è una visione più ampia rispetto all’ecologia, che analizza le interazioni tra gli organismi viventi e il loro ambiente, osserva le relazioni tra i singoli e il tutto. La sua rilevanza risiede nella capacità di leggere e tenere insieme fenomeni che tradizionalmente, dalle istituzioni e nelle scelte politiche, sono visti come separati e per i quali vengono disegnate politiche e interventi basati su una logica a “silos”.
Fenomeni quali: l’inquinamento atmosferico, idrico e del suolo, il riscaldamento globale, che tipicamente interrogano l’ecologia non possono più prestarsi a una lettura semplice, distaccata da problematiche sociali come i sempre più elevati tassi di povertà, le migrazioni oppure il degrado ambientale. In una società globale, interconnessa, non possiamo più permetterci di pensare che giustizia sociale e ambientale siano separate, le conseguenze della crisi climatica non sono e non saranno mai uguali per tutti.
Insieme agli studenti delle classi quarte del Polo scolastico di Amantea ci siamo interrogati su questi temi, con un affondo specifico, però, sul livello locale di appartenenza attraverso un’attività laboratoriale che ha coinvolto circa 30 studenti.
La metodologia
Il laboratorio ha previsto la suddivisione dei ragazzi in due gruppi, cui sono stati sottoposte alcune questioni su cui riflettere, nello specifico:
- Il degrado ambientale ha riflessi inevitabili sulla vita sociale. Ti è mai capitato di riflettere su tali questioni? Riesci a fare qualche esempio di degrado ambientale?
- Nel tuo territorio di riferimento ci sono situazioni di degrado ambientale? Se sì, che conseguenze hanno sul piano della vita sociale? Cosa fai o cosa saresti disposto a fare per difendere il tuo ambiente e la tua comunità?
- Come si potrebbe organizzare un momento di riflessione pubblica su questi temi? Quali contenuti dovrebbero emergere?
Da queste sono emerse delle riflessioni da parte dei giovani studenti, in un gruppo esplicitate attraverso il dialogo, nell’altro attraverso la scrittura di pensieri brevi. La fase conclusiva del lavoro ha previsto una breve restituzione di quanto emerso.
Cosa pensa la generazione Z partendo dal loro contesto di vita quotidiana?
L’attenzione dei ragazzi e delle ragazze si rivolge nell’immediato, in risposta agli stimoli sottoposti, alle situazioni di degrado ambientale che vivono all’interno dei loro contesti come: l’inquinamento marino che impatta direttamente sulla qualità di vita e di benessere dei cittadini, oppure le condizioni di degrado e pericolo vissuto nel centro storico, insieme alla percezione di scarso interesse per il tema da parte della pubblica amministrazione:
“il centro storico cade a pezzi e noi pensiamo ai semafori”
“Esempi di degrado ambientale sono le strade dissestate, i rifiuti che incombono, la natura non curata, gli edifici storici lasciati a sé stessi”
L’elemento che subito colpisce è il senso di impotenza iniziale espresso e condiviso dal gruppo, che però lentamente si dissolve dal momento in cui una delle studentesse sposta l’attenzione sull’azione dei singoli cittadini:
“dobbiamo partire dal nostro piccolo” “Ognuno nel suo piccolo può essere d’aiuto, perché il cambiamento nasce da qualcuno che ha avuto il coraggio di pensare in modo diverso”.
Riflessioni che rimandano a un’etica della responsabilità proiettata non solo sul qui ed ora ma verso le future generazioni, che ne garantisca la sopravvivenza. Scegliere di non seguire la massa, di adottare comportamenti responsabili di tutela sopperendo alle mancanze delle istituzioni, ad esempio attraverso la raccolta dei rifiuti lungo le spiagge.
Ma cosa fare dunque?
“Bisogna capire qual è l’interesse prevalente: l’economia o l’ambiente? Anche se in realtà sono collegati perché se il mare è sporco i turisti non arrivano”
Questa la prima questione che emerge, gli studenti e le studentesse con spirito critico colgono la forte correlazione esistente tra gli interessi economici e l’ambientale, e come troppo spesso a prevalere siano i primi a discapito del secondo “alcune persone pur di trarre profitto generano degrado”.
A pagarne le conseguenze sono però le comunità, i contesti, le persone, ecco perché di fronte alla questione del: cosa si potrebbe fare? nascono una marea di idee, proposte di azioni da implementare insieme alla comunità, come la raccolta dei rifiuti lungo le spiagge, le rappresentazioni teatrali sul tema, gli incontri di sensibilizzazione. Sorgono anche delle richieste alle istituzioni: garantire maggiore tutela in termini di prevenzione e la richiesta di prevedere sanzioni più severe per chi danneggia l’ambiente.
L’ultimo interrogativo proposto riguardava la riflessione pubblica sul tema, gli studenti evidenziano l’importanza della scuola, delle pubbliche amministrazioni e dei singoli cittadini come soggetti centrali verso cui orientare azioni di sensibilizzazione e riflessione.
“Favorendo il dibattito all’interno delle scuole incrementando l’interesse dei ragazzi (futuri adulti) e la consapevolezza su ciò che è possibile fare nel proprio piccolo. Facendo diventare un argomento così poco discusso, normalizzato così da non fare diventare straordinario il rispetto dell’ambiente”
“Bisogna far prendere consapevolezza usando le parole giuste e sensibilizzando”
“Mettere al centro i problemi reali”
Dal laboratorio nascono in fine tre interrogativi, che studenti e studentesse pongono alle amministrazioni locali e ai residenti, ma che forse a ben vedere interrogano ciascuno di noi:
-Esiste la consapevolezza rispetto all’impatto del degrado ambientale, e dell’inquinamento, sulla vita di tutti e sull’economia locale? Siamo coscienti della forte correlazione esistente tra l’inquinamento, il cibo che mangiamo e le malattie?
– Siamo in grado di valorizzare e soprattutto preservare le risorse locali, il patrimonio artistico, naturale e culturale esistente? Ciascuno di noi fa la propria parte nel preservare il mondo in cui vive? E le pubbliche amministrazioni sono sensibili a questi temi?
– siamo disponibili a lasciarci coinvolgere in iniziative finalizzate alla riflessione sul tema e in azioni dirette?
Conclusione
Il laboratorio fatto con studenti e studentesse ha avuto come obiettivo portante quello di ascoltare la generazione “Z”, capire come vivono i territori e la fase di crisi climatica e sociale in atto. Troppo spesso la prospettiva adultocentrica lascia poco spazio ai loro pensieri, alle loro idee, alle loro iniziative, guardandoli solo come futuri adulti dimenticando che questa generazione vive il presente e vuole agire per il proprio futuro. Diverse sono state le loro proposte, ma il punto nevralgico risiede nelle attività di sensibilizzazione e promozione di questi temi verso la comunità intera, compresi i suoi organi amministrativi, con modalità circolari, dinamiche e in grado di coinvolgere i partecipanti. Non i soliti seminari che rischiano di non arrivare, di essere dimenticati immediatamente dopo la loro conclusione, ma laboratori, circle time e attività dirette.
“Non rimanere in silenzio coinvolgere i cittadini nel cambiamento”
Tante erano ancora le cose che studenti e studentesse volevano esprimere, ma poco il tempo a disposizione, proprio per questo suggeriscono lo svolgimento di almeno un altro incontro dedicato alla riflessione critica sul tema dell’ecologia integrale, problema reale ma purtroppo trascurato.
Arianna De Bartolo e Fatima Azabi
Animatrici del laboratorio in collaborazione con l’Unical
