Un teatro pieno di energia, ragazzi attenti e una domanda fondamentale: cosa significa davvero essere liberi? Si è svolto al Cinema Teatro Sicoli di Amantea il seminario di inaugurazione del nuovo anno scolastico per le classi quarte dell’Istituto d’Istruzione Superiore di Amantea, promosso con il sostegno dell’associazione Fare Bellezza ODV e dell’associazione Sulle Regole. Protagonista dell’incontro è stato il Procuratore della Repubblica di Crotone, Domenico Guarascio, che ha dialogato in modo aperto e diretto con gli studenti, insieme alla Dirigente Scolastica Angela De Carlo.
La legalità non è un insieme di divieti, è uno stile di vita
Durante l’incontro, il Procuratore Guarascio ha invitato i giovani a non considerare la legalità come un guscio vuoto o un semplice elenco di regole imposte dall’alto. Rispettare le regole significa prima di tutto rispettare sé stessi e gli altri.
Chi cerca la scorciatoia o cede alle lusinghe della criminalità organizzata non diventa “forte”, ma finisce per trasformarsi in uno schiavo. Guarascio ha fatto esempi molto concreti dedicati ai ragazzi:
- Il no alle dipendenze: droghe e alcol tolgono la lucidità e rendono ricattabili.
- La trappola dei “favori”: se vi rubano il motorino e chiedete aiuto al boss di zona anziché fare denuncia, non avete fatto una furbata; vi siete consegnati a una catena di ricatti che vi toglierà la libertà.
- La cura dell’ambiente: abbandonare rifiuti o ignorare le discariche abusive danneggia la salute di tutti e cancella il diritto a vivere in una terra sana.
Un fuoriprogramma speciale: il saluto di Gherardo Colombo
La mattinata ha regalato anche un momento a sorpresa: l’intervento telefonico in viva voce dell’ex magistrato e scrittore Gherardo Colombo. In un brevissimo e affettuoso saluto rivolto alla platea, Colombo ha augurato ai ragazzi una giornata utile e coinvolgente, sottolineando l’importanza di comprendere la funzione profonda delle regole: le norme non sono ostacoli, ma indicazioni per raggiungere un risultato comune. Se non si riesce a cogliere l’obiettivo e il beneficio che c’è dietro una regola, essa finisce inevitabilmente per diventare antipatica. Un messaggio chiaro e immediato che ha raccolto l’entusiasmo di tutti gli studenti presenti.
Il valore delle parole, del pensiero e della poesia
In un mondo che corre velocissimo tra reel su Instagram e TikTok, il Procuratore ha spronato i ragazzi ad allenare la concentrazione e ad appropriarsi dei concetti. La vera forza di un giovane sta nella cultura e nella capacità di esprimersi: chi non ha parole rischia di usare la violenza. Con un tocco di grande umanità, il Procuratore ha persino consigliato ai ragazzi di leggere poesie d’amore: imparare a dare un nome ai propri sentimenti aiuta a superare le delusioni e ad amare nel rispetto dell’altro, senza mai cedere al possesso o alla violenza. Come ricordato dalla Dirigente Angela De Carlo, la scuola è il vero vivaio del territorio. Un punto di riferimento fondamentale non solo per Amantea, ma per tutti i borghi del comprensorio, per aiutare le nuove generazioni a restare e a prendersi cura della propria terra.
Gli studenti prendono la parola
Molto vivo il momento del dibattito, con le domande dei rappresentanti degli studenti Beatrice Cuore, Cristian Ruggiero e Paolo Perri. I ragazzi hanno chiesto come un singolo giovane possa contrastare la mentalità mafiosa, perché spesso le persone si affidano alla criminalità anziché allo Stato e se la legge sia davvero uguale per tutti. Il Procuratore ha risposto con grande trasparenza, ammettendo le difficoltà e i ritardi delle istituzioni, ma ricordando che il cambiamento parte dalle scelte quotidiane di ciascuno: anche decidere quali luoghi frequentare o rifiutarsi di alimentare l’economia mafiosa è un atto di libertà. Tra le sollecitazioni è arrivata poi un’altra domanda di Beatrice Cuore: per combattere la criminalità organizzata contano di più le pene severe o l’istruzione, il lavoro e le opportunità per i giovani? Su questo punto Guarascio è stato chiarissimo: l’arma principale è la prevenzione, fatta di conoscenza, cultura e formazione, strumenti che permettono di scegliere liberamente senza farsi risucchiare dalle logiche criminali. Infine, durante il dibattito è stato sollevato il tema dell’impatto dei mass media e delle serie TV come Gomorra o Mare Fuori, che rischiano di rendere affascinante la figura del criminale agli occhi dei più giovani. Il Procuratore ha spiegato che l’arte deve rimanere libera, ma la società deve offrire ai ragazzi una contronarrazione forte e consapevole, capace di mostrare la reale bruttezza del male anziché far passare la violenza per un modello attraente.
La riflessione conclusiva del prof. Bornino: bellezza, giustizia e studio
A tirare le somme dell’incontro è stato l’intervento conclusivo del docente orientatore, il prof. Bornino. Richiamando il pensiero classico e filosofico, il professore ha ricordato la profonda equazione tra bellezza, bontà e giustizia: rispettare le regole non deve essere visto come un’imposizione asfittica o una macchina repressiva, ma come un cammino condiviso e un valore bello. La conoscenza e lo studio costante (“studiare, studiare, studiare”) sono gli unici strumenti per diventare persone autenticamente libere, capaci di farsi buone domande e di dare risposte responsabili alla società.
🎥 Il video dell’evento è sul sito!
È stata una mattinata di ascolto e confronto autentico. Per chi non era presente o per chi vuole rivedere i passaggi più intensi del dibattito, il video completo del seminario è pubblicato direttamente qui sul nostro sito.
